Trump rischia di sbattere contro il Muro

Se il Muro anziché di cemento fosse di acciaio sareste disposti a finanziarlo? E’ molto difficile se non improbabile che con questa “offerta” dell’ultima ora Trump riesca a smuovere il no dei parlamentari democratici alle spese per la realizzazione della sua agognata barriera anti clandestini al confine messicano. E mettere fine allo shutdown del bilancio americano che da oltre due settimane tiene inoperosi e senza stipendio 800 mila dipendenti di diverse agenzie statali e federali. Un braccio di ferro che col passare dei giorni rischia di trasformare l’azzardo politico con cui il Presidente pensava di piegare le resistenza degli avversari in un rischioso boomerang per la Casa Bianca. Per almeno due ragioni.

La prima: dai sondaggi degli ultimi giorni emerge che i lavoratori pubblici lasciati a casa senza salario, differentemente da quanto immaginato (e sperato) dai consiglieri presidenziali, danno in maggioranza la colpa della loro difficile situazione ( mutui che scadono, bollette da pagare, tasse scolastiche dei figli etc.) anziché ai democratici all’impuntatura di Trump sulla costruzione del Muro a tutti i costi. Una novità che consente ai democratici di rafforzare il loro no al finanziamento di un’opera che il magnate newyorchese in campagna elettorale aveva promesso sarebbe stata pagata dai messicani e non,come chiede oggi, dai contribuenti americani.

La seconda: con la questione Muro sì, Muro no il Presidente sperava di fare apparire l’opposizione come debole e poco decisa sulla scottante, e per lui politicamente favorevole, questione della lotta all’immigrazione clandestina. Una linea a dir poco improvvida. Per la semplice ragione che quasi in contemporanea alla sua “propostina” del Muro in acciaio anziché in cemento i grandi mezzi di comunicazione hanno ricordato che nel 2006 64 deputati e 24 senatori democratici, tra cui Barack Obama, Illary Clinton e l’attuale capo dell’opposizione al Senato Chuch Schumer, avevano votato sì al Secure Fencing Act voluto da Gerge W. Bush per controllare le zone più a rischio del confine meridionale del Paese.

Una partita a scacchi che per Trump si fa davvero complicata. Al punto che nei circoli conservatori comincia a serpeggiare la preoccupazione che pur di vincerla egli decida di rompere l’accerchiamento cedendo ai democratici sulla questione dell’immigrazione che a loro sta più a cuore: quella della definitiva legalizzazione dello status dei giovani Dreamers.