Trump sceglie l’immigrazione per uscire dall’angolo

Ieri, con una mossa a sorpresa che ha spiazzato amici e nemici, Trump ha dato l’ok ad una difficile ma coraggiosa riforma dell’immigrazione made in US. Una decisione ai limiti dell’azzardo, tenuto conto che su questo terreno avevano in precedenza provato ma clamorosamente fallito sia George Bush che Barak Obama. Ma che  consentendo all’inquilino della Casa Bianca di voltare pagina, dopo la pesante sconfitta subita sulla Sanità, gli offre il terreno migliore per tornare a dialogare “direttamente”, come era felicemente riuscito a fare nei mesi della campagna per la presidenza, con l’economia e la società americane.

Con l’aggiunta, non da poco, che parlare di riforma dell’immigrazione e non del Muro al confine messicano, oltre a mettere in grande difficoltà l’opposizione democratica, può essere di aiuto per riaprire il dialogo con la potente, ed oggi ostile,  lobby dei Latinos.

Ma non finisce qui. Intanto perché i 4 punti centrali della riforma sponsorizzata dalla Casa Bianca (dimezzare in 10 anni il numero degli ingressi; sostituire l’attuale sistema Family-based con quello più moderno ed avanzato del punteggio e dei livelli professionali; abolire la lotteria dei visti; fissare a  50mila il tetto annuale dei rifugiati accolti) anche se richiesti a gran voce da anni non sono mai stati accolti. Ma soprattutto perché parlano, simultaneamente, a due mondi  abissalmente distanti ma elettoralmente ed economicamente cruciali.

Il primo quello degli americani poveri e non qualificati che soffrono la concorrenza delle braccia troppo disponibili degli stranieri. Il secondo, rappresentato dalla cosiddetta geek economy, che ha un bisogno famelico di assicurarsi i visti di ingresso dall’estero, oggi in gran parte appannaggio dei ricongiungimenti familiari, di tecnici e addetti super professionali.

Dulcis in fundo: nei primi 6 mesi della presidenza Trump a causa della diminuita  pressione migratoria il numero degli arresti sulle duemila e passa miglia del confine meridionale è crollato  di oltre il 48%.

Guido Bolaffi

Direttore di WEST. Laureato con lode in Lettere e Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1969, consegue il diploma di specializzazione in Sociologia e Ricerca Sociale nel 1972. È ...

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