Trumpismo figlio del Know Nothing Party

L’immigrazione ha da sempre rappresentato una vera e propria cartina di tornasole sulla natura dei cambiamenti in corso nella società americana. Nel bene come nel male. Sbagliano perciò coloro secondo cui l’aspro scontro che su questa questione dal giorno dell’elezione di Trump divide la politica e la società statunitensi è qualcosa di inedito per la storia di un paese che ha da sempre fatto dell’immigrazione un caposaldo della sua cultura nazionale. E che per questo imputano solo alla protervia conservatrice del trumpismo il tradimento del sacro principio dell’accoglienza simbolicamente scolpito alla base della Statua della Libertà con le parole: "Date a me le vostre stanche, povere, rannicchiate masse…io solleverò la mia fiaccola accanto alla porta dorata".

Ma non è così. Visto che gli eventi di oggi ricordano molto da vicino il clima anti immigrati che, a partire dalla metà dell’800, fin quasi alla soglia del secolo successivo scosse, più e peggio di oggi, gli USA. Anche allora in pieno subbuglio per l’incalzare di radicali rivolgimenti dell’economia e della società che avrebbero fatto di una ex colonia la prima potenza del mondo industrializzato. Un cambiamento colossale che per molti, però, fu peggio di un travaglio. Spingendoli ad aderire ed animare il Know Nothing Party (“non so nulla” rispondevano i suoi militanti quando venivano interrogati dalle forze dell’ordine) che dal 1840 per quasi un trentennio lottò strenuamente contro l’arrivo di centinaia di migliaia di immigrati in gran parte cattolici irlandesi. E che al momento del suo esaurimento consegnò il testimone della protesta contro i nuovi venuti al restrizionismo delle cosiddette Jim Crow Laws ed al Chinese Exclusion Act del 1882. Tutto perché una parte dell’America temeva di essere travolta dal progresso e costretta dall’immigrazione a fare la stessa fine dei cavalli quando con l’avvento dei trattori vennero cacciati dall’agricoltura e rinchiusi nelle stalle aspettando di morire.

La similarità con l’oggi stato tutta qui. Come testimoniano meglio e più di molte parole le ultimissime proiezioni dell’ufficio statistico americano secondo le quali:
a) la popolazione USA che oggi vive nelle grandi città è l’87% di quella totale contro il 50% di venti anni fa;
b) la demografia USA sta cambiando ad una velocità impressionante al punto che nel giro dei prossimi venti anni conoscerà l’inimmaginabile: ad essere maggioranza non saranno più gli yankee bianchi ma gli appartenenti alle attuali minoranze etniche;
c) oggi sul totale della popolazione la percentuale di quella immigrata ha raggiunto il suo massimo storico;
d) nel 2040 i musulmani superando gli ebrei saranno il secondo più numeroso gruppo religioso del paese;
e) in America nei prossimi due decenni, per la prima da quando è nata, ci saranno più anziani che bambini.
E così, al pari delle lancette dei barometri che sentendo l’arrivo della bassa pressione si spostano sul quadrante “tempesta”, quelle dell’immigrazione iniziano a fibrillare quando cambiano i fondamentali della società.