In TV l’immagine deformata della società

Continua la sotto-rappresentazione mediatica dei cosiddetti “gruppi fragili”. Stando all'ultimo Barometro sull'uguaglianza e la diversità nei media pubblicato in Belgio dal Conseil supérieur de l'audiovisuel (CSA), infatti, ben poco sembra essere cambiato negli ultimi tre anni per questa fetta della popolazione belga. Per la semplice ragione che la TV continua a essere monopolizzata da un ideal-tipo tanto perfetto, quanto fittizio: maschio, bianco, giovane (24-35 anni), di status socio-professionale elevato, attivo e in buona salute. Esclusi e discriminati, di conseguenza, tutti quelli che si discostano da questo modello. Tant’è che risulta quasi invisibile, ad esempio, l'handicap, rappresentato solo nello 0,33% dei casi (dato completamente stagnante in 3 anni). Mentre cala addirittura la rappresentazione dei disoccupati o dei poco qualificati, crollata dal 16% del 2011 al 6,6% del 2013. Non va meglio per la “comunità non bianca”. I cui membri, pur essendo più presenti che in passato nel piccolo schermo, hanno il doppio delle possibilità di figurare come autori di reati rispetto ai bianchi. Unico dato positivo il leggero miglioramento della condizione delle donne. Più rappresentate in televisione rispetto al 2011 (dal 31,4% al 36,9%), ma impiegate in ruoli di prestigio, ad esempio come esperte, solo nel 18,8% dei casi.

In allegato:
  • CSA, Baromètre diversité egalité 2013
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