Una politica comune dell’immigrazione non ha bisogno di quote

Sull'immigrazione l'Europa ha forse deciso di fare marcia indietro? Domanda legittima visto che al primo, ma scontato no alla redistribuzione degli immigrati  di Londra, Dublino e Copenaghen, nelle ultime 24 ore si è aggiunto quello ancor più inquietante di Parigi e Madrid. Che, almeno cosi' sembrava, erano state con Roma e Berlino i veri sponsor del piano europeo dell'immigrazione  annunciato a Bruxelles in pompa magna dalla Commissione  la scorsa settimana.

Capitolo chiuso dunque? Forse non è cosi'. Per la semplice ragione che la secessione franco-spagnola  potrebbe essere non una frenata  ma, paradossalmente, una due diligence, un compito obbligato per la politica europea dell'immigrazione. Il no alle quote di immigrati imposte dall'alto, infatti,  se letto con attenzione, non è solo frutto di meschini calcoli nazionalistici. Ma il segnale, indiretto quanto inconsapevole, che per la gestione dell'immigrazione non è quella la strada da seguire.

Un meccanismo “a riparto” non solo farraginoso ma doppiamente negativo. Perché fissa dei numeri che la velocità del fenomeno ignora alla grande. Ma, soprattutto, perché impaurisce la pubblica opinione con l'annuncio di arrivi di cui essa fatica a comprendere necessità ed utilità. E se tutto cio' non bastasse chi puo' realisticamente pensare che un richiedente asilo con le carte in regola sarebbe disposto, se non per finta, di essere spedito a Varsavia, in base agli astrusi algoritmi inventati dagli uffici bruxellesi di Rue de la Loi, quando i membri della sua famiglia o della diaspora nazionale lo attendono a Stoccarda o a Stoccolma?

In una materia difficile ed esplosiva come l'immigrazione la solidarietà non si annuncia, si pratica.  Ancorandola a due principi guida. Il primo: mettere in campo tutti i mezzi economici e tecnologici per proteggere, salvare e dare un tetto a profughi, perseguitati e sfollati di guerra. Rimpatriando, però, chi si mimetizza tra loro senza avere le carte in regola. Cosa che oggi non avviene. Il secondo: accertato il diritto all'asilo lasciare a questi “immigrati del secondo tipo” la libertà di muoversi liberamente per lavorare e vivere  dove li porta il cuore.