Zuckerberg spaventa Trump e i falchi anti-immigrati

A complicare la vita di Trump, come se non bastassero i tanti guai che ha, torna, e non è la prima volta, quello dell’immigrazione.

Scade oggi infatti l’ultimatum lanciato dai governatori conservatori di molti stati per la cancellazione, promessa e ripromessa in campagna elettorale dall’inquilino della Casa Bianca prima di diventare Presidente, del DACA (Deferred Action for Childood Arrival) varato da Obama nel 2012. Con l’obbiettivo di evitare, sia pure a determinate, stringenti condizioni, l’espulsione dei figli di immigrati clandestini arrivati in tenera età o minorenni sul suolo americano. Ma che oggi l’attuale amministrazione repubblicana, divisa al suo interno, non sa se e come onorare. Stretta com’è dall’arcigna intransigenza dei falchi capeggiati dal Texas, e il timore di scatenare un’ondata di proteste e di contestazioni, potenzialmente più dure e laceranti di quelle seguite al divieto imposto l’inverno scorso all’ingresso negli USA dei rifugiati provenienti dai paesi musulmani.
Un rischio serio per almeno due ragioni.

La prima: cancellare il DACA significherebbe annullare retroattivamente un diritto, in questo caso alla non deportazione, legalmente già concesso da un Presidente, sia pure “nemico”. Che aveva convinto più di un milione di giovani studenti e lavoratori immigrati irregolari ad uscire allo scoperto chiedendo di essere ammessi al programma facendone formale richiesta con domande corredate di nome, cognome e numero di cellulare. E che, invece, se Donald decidesse di mettere in atto quanto promesso al momento del voto, rischierebbero di trasformarsi in facili prede della ventata di espulsioni quotidianamente minacciate, e in alcuni casi già messe in atto, dalla nuova amministrazione.

La seconda: innescare un nuovo, duro braccio di ferro con la parte più “illuminata” e moderna del mondo delle imprese. Che, fiutando il pericolo, venerdì scorso ha dato l’alto là con un documento-manifesto redatto da Mark Zuckerberg (Facebook) e firmato da altri 384 capi d’azienda tra cui Jeff Bazos (Amazon) e Tim Cook (Apple). Con il quale, sottolineando che il 57% dei tech workers sono nati all’estero, si è volutamente rammentato, a mo’ di ammonimento, che mettere mano all’abolizione del DACA comporterebbe fare i conti con l’espressa opposizione di 18 stati, New York e Washington in primis. Con tutte le conseguenze del caso.

Guido Bolaffi

Direttore di WEST. Laureato con lode in Lettere e Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1969, consegue il diploma di specializzazione in Sociologia e Ricerca Sociale nel 1972. È ...

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